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Prevenire il carcinoma del collo dell'utero: HPV, vaccino e screening - Dematepa: De Martinis Telemedicine Panel

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Prevenire il carcinoma del collo dell'utero: HPV, vaccino e screening

Educazione sanitaria
L'ARGOMENTO DI QUESTO TUTORIAL

In questo tutorial è spiegato perché il carcinoma del collo dell'utero rappresenti oggi uno dei tumori che possono essere prevenuti con maggiore efficacia. Sono presentati i seguenti argomenti:
  • che cos'è il Papillomavirus (HPV);
  • perché quasi tutte le infezioni non evolvono in tumore;
  • quando è consigliata la vaccinazione;
  • come funzionano oggi gli screening;
  • quali controlli permettono una diagnosi molto precoce.
Pochi minuti di lettura e/o di visione del video possono quindi aiutare a comprendere come la prevenzione possa ridurre in modo significativo il rischio di malattia.
Figura 1. Il percorso della prevenzione del carcinoma del collo dell'utero: dall'infezione da HPV alla vaccinazione e allo screening
Per un'introduzione guidata, è possibile seguire il video che in pochi minuti illustra i concetti fondamentali sull'infezione da HPV, sulla vaccinazione e sull'importanza dello screening nella prevenzione del carcinoma del collo dell'utero.
Sintesi dei contenuti

Di seguito sono riassunti i principali concetti relativi all'infezione da HPV, alla vaccinazione e allo screening del carcinoma del collo dell'utero illustrati nel video

Per la quasi totalità, i tumori del collo o cervice dell'utero sono secondari all'infezione da Papilloma Virus Umano (HPV, dall'inglese Human Papillomavirus), un virus appartenente a una famiglia composta da oltre 200 ceppi. La maggior parte dei papillomavirus causa lesioni benigne come le verruche che colpiscono la pelle (mani, piedi, viso) e i condilomi (sinonimo di papillomi) che interessano le mucose genitali ed orali, i quali si trasmettono per via sessuale.

Nelle mucose genitali femminili e maschili le infezioni, normalmente asintomatiche, regrediscono spontaneamente nel 50% dei casi nel giro di un anno e nell'80% nel giro di due anni. Solo una piccola quota, se non trattata, può evolvere lentamente in 10 e più anni verso una forma tumorale aggressiva. È ormai certezza che il tumore del collo dell'utero sia quasi sempre correlato alla presenza del papillomavirus.

Dei circa 200 ceppi numerati progressivamente, quelli che possono provocare il cancro del collo dell'utero sono circa una dozzina, con i ceppi 16 e 18 considerati i più pericolosi. L'infezione da parte di un partner sessuale infetto può capitare a qualunque età e in qualunque parte del mondo, ed è così frequente che (attuale o pregressa) è rilevabile in almeno l'80% degli individui sani di entrambi i sessi. Il picco di infezione nel collo dell'utero si riscontra nelle giovani dai 20 ai 30 anni. Malgrado la guarigione spontanea, la reinfezione è molto comune, particolarmente nelle coppie monogame.

Sia il DNA del papillomavirus sia le alterazioni citologiche della mucosa del collo dell'utero che ne conseguono a breve distanza di tempo sono rilevabili nello striscio del muco cervicale. La donna può prelevare il campione da sola al proprio domicilio, anche senza recarsi presso una struttura sanitaria, seguendo le istruzioni allegate a un kit acquistabile in farmacia o online.

La prevenzione attraverso la vaccinazione di tutte le nuove infezioni è un presidio raccomandabile a tutti gli adolescenti di entrambi i sessi tra gli 11 e i 13 anni, prima dell'inizio dell'attività sessuale. La vaccinazione è comunque estendibile a tutte le donne in età fertile per la prevenzione delle reinfezioni. Esistono due tipi di vaccino:

  • Bivalente: contro i soli ceppi 16 e 18.
  • Nonavalente: estende la copertura a tutti i ceppi potenzialmente cancerogeni.

Oggi il protocollo diagnostico prevede per tutte le donne in età fertile non vaccinate un prelievo di muco cervicale; se negativo, il protocollo si ripete ogni 3 anni, mentre per i soggetti vaccinati ogni 5 anni. Sul prelievo si esegue inizialmente la sola ricerca del DNA del papillomavirus. Solo se quest'ultima risulta positiva si passa allo studio citologico sullo stesso prelievo (il vero e proprio Pap test), che è quindi diventato un esame di secondo livello. In caso di DNA positivo e studio citologico negativo si raccomanda la ripetizione del prelievo a distanza di un anno, altrimenti si invia la paziente dal ginecologo per la colposcopia (terzo livello).

In conclusione, le linee guida raccomandano:

  1. Agli adolescenti (sia maschi che femmine) la vaccinazione nonavalente contro il papillomavirus.

  2. A tutti i soggetti di sesso femminile di seguire le indicazioni impartite durante il percorso di prevenzione

Il carcinoma del collo dell'utero è oggi uno dei tumori che possono essere prevenuti con maggiore efficacia grazie alla vaccinazione contro l'HPV e ai programmi di screening. Una corretta prevenzione consente nella maggior parte dei casi di individuare precocemente le lesioni o impedirne l'insorgenza.


FAQ - DOMANDE FREQUENTI SUL CARCINOMA DELL'UTERO
Qual è la causa principale del tumore del collo dell'utero ?

Per la quasi totalità dei casi, il tumore della cervice uterina è causato dall'infezione da Papilloma Virus Umano (HPV), una famiglia di oltre 200 ceppi . Di questi, circa una dozzina possono provocare il cancro, con i ceppi 16 e 18 identificati come i più pericolosi


L'infezione da HPV porta sempre allo sviluppo di un tumore ?

No . Nella maggior parte dei casi l'infezione è asintomatica e regredisce spontaneamente: nel 50% dei casi entro un anno e nell'80% entro due anni . Solo una piccola percentuale, se non trattata, può evolvere lentamente nell'arco di 10 e più anni verso una forma tumorale


Come si trasmette l'HPV ?

L'infezione si trasmette per via sessuale e riguarda sia gli uomini che le donne . È talmente frequente che è rilevabile in almeno l'80% degli individui sani di entrambi i sessi, con un picco di frequenza nelle giovani tra i 20 e i 30 anni . Le reinfezioni sono molto comuni, anche all'interno di coppie monogame


È possibile effettuare il prelievo per lo screening direttamente da casa ?

Sì . Sia il DNA del virus che le alterazioni delle mucose sono rilevabili nello striscio di muco cervicale . La donna può eseguire l'autoprelievo a domicilio senza doversi recare presso una struttura sanitaria, seguendo le istruzioni allegate a un kit acquistabile in farmacia o online


A chi è raccomandata la vaccinazione e quali vaccini esistono ?

La vaccinazione è fortemente raccomandata a tutti gli adolescenti di entrambi i sessi tra gli 11 e i 13 anni, prima dell'inizio dell'attività sessuale, ma può essere estesa a tutte le donne in età fertile per prevenire le reinfezioni
Esistono due tipi di vaccino:
Bivalente: protegge contro i ceppi 16 e 18
Nonavalente: estende la protezione a tutti i ceppi potenzialmente cancerogeni


Ogni quanto deve essere ripetuto lo screening ?

Sì. In presenza di esito negativo, il protocollo diagnostico prevede la ripetizione del test:
Ogni 3 anni per le donne in età fertile non vaccinate
Ogni 5 anni per le donne vaccinate .


Come funziona il protocollo diagnostico ?

Sì . Oggi il Pap test è diventato un esame di secondo livello . Sul prelievo di muco cervicale si effettua prima la sola ricerca del DNA del papillomavirus (primo livello) . Solo se la ricerca del DNA risulta positiva, sullo stesso campione si esegue lo studio citologico (il Pap test) . In caso di citologia positiva o ulteriori anomalie, si viene indirizzate dal ginecologo per la colposcopia (terzo livello)


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